Little Coolest Capital

Ho la fortuna di vivere da un paio d’anni nella Little Coolest Capital, ovvero la neozelandese Wellington.

Città grande più o meno quanto Monza, ma con una tradizione rugbystica cittadina da far invidia a tutte le Home Nations britanniche, al completo. Non vedo l’ora che arrivino i Lions per vederli dal vivo tribolare con i giallo-neri locali.

La palla ovale a queste latitudini é molto più di un semplice sport; é pura filosofia di vita, é metodo di insegnamento, é argomento di accese discussioni. Sentenze già scritte, magari banali, ma assolutamente veritiere; sopratutto se capita di fermarsi a comprare della frutta in Cuba Street e sentire due amorevoli nonne discutere di Hamilton Chiefs e Wellington Hurricanes, della sera prima.

Dicevo palla ovale poco sopra, declinata in tutte le sue forme. Rugby a 15, a 13, a 7, con il Touch da tutti/e rispettato e praticato. Sia a livello agonistico, sia, soprattutto, a livello sociale. Non esistono discussioni su cosa sia Touch, cosa sia Rugby League o Rugby Union. Non ci si chiede se sia nata prima la gallina o l’uovo, come purtroppo accade in Italia. L’Union é il Rugby a 15, il League é quello a 13, il Touch é quello praticato con le regole internazionali della FIT: senza drop/calci, con il ‘touch-and-pass’ sanzionato, rispettando la regola dei 5 metri della difesa, col mediano che può partire, ma se toccato é palla persa, giocando 6 contro 6. Insomma il Touch Rugby che in Italia é giocato dalle squadre di ItaliaTouch.

Non é un problema per le rugbyste e i rugbysti locali variare i codici di gioco, adattandosi alle diverse varianti. Non si gioca al Touch, o Touch Rugby che dir si voglia, cercando di trovare il Rugby, cosi come non si gioca al Rugby cercando di trovare il Touch.

Qui il Touch é considerato come una bella scusa per trascorrere una domenica pomeriggio nel parco adiacente il Te Papa, museo nazionale, o in uno dei mille altri, dall’Upper Hutt, giù giù fino a Kelburn. Non essendoci il placcaggio, i Savea Brothers possono giocare con le cugine e le zie, ho avuto il piacere di vederlo coi miei occhi. Tra l’altro era un bene per i fratelli All Blacks che non ci fosse il placcaggio, che quelle sono toste!

Tolte le scuole e le squadre d’elité, dove si gioca mediamente tutto l’anno, nelle versioni outdoor e indoor, a Touch si gioca nella bella stagione. Parolone quaggiù. Diciamo che tra Novembre e Marzo piove decisamente meno, rispetto agli altri mesi. La stagione dunque si sviluppa in questo periodo. Ad organizzare le attività in Città é un’organizzazione privata chiamata TotalTouch, che assume l’incarico dalla Federazione locale e dal Council municipale. Si gioca sui campi sintetici di Island Bay (8 campi da Touch regolamentari), tutte le settimane. Lunedì e Martedì social, Mercoledì e Giovedì agonistico. Sono rappresentate tutte le categorie, senza limiti d’età. Il livello delle partite agonistiche é ragguardevole, quello sociale molto goliardico e vario. Ci sono anche tornei periodici nei fine settimana, sparsi un po’ in tutta la regione, dallo stretto di Cook fin sù nella Kapiti Coast.

Quest’anno ho preso parte al campionato del Giovedì sera con alcune colleghe e colleghi, una bella open mixed, che purtroppo non é riuscita ad accedere alle fasi finali.

Ho inoltre formato con altri amici, italiani e non, una men open sociale per il lunedì sera, sotto le insegne del Club italiano cittadino: Garibaldi Social.

Con quest’ultima abbiamo centrato la qualificazione alla finale, dopo una battaglia all’ultimo respiro in semifinale. Purtroppo qualche assenza di troppo, compresa la mia, purtroppo ero fuori Città per lavoro, non ci ha consentito di arrivare all’ultimo atto con la formazione tipo, ben rodata, e abbiamo perso con due mete di scarto.

L’inverno arriva incalzante, e un’altra stagione di Rugby Union chiama.

Spaccate tutto anche quest’anno, toucherZZZ!!!

Roberto